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11-05-2009 TUTTE LE NEWS
Solare, parità di prezzo dietro l’angolo
“Non è competitiva”. Per anni (l’altro ieri compreso) è stato questo il ritornello preferito da chi cercava in tutti i modi di rinviare la resa dei conti con l’energia rinnovabile.
 
Il portafoglio, come si sa, è per tutti un organo particolarmente sensibile. Sostenere che la partita del solare e dell’eolico era perdente per ragioni economiche prima ancora che tecnologiche o politiche si è sempre rivelata quindi un’arma alquanto potente. In realtà i tre aspetti della questione sono legati strettamente l’uno all’altro. Le scelte politiche favoriscono la diffusione di una fonte favorendo di conseguenza gli investimenti in ricerca: messe tutte insieme queste cose contribuiscono a far scendere il prezzo per kWh prodotto attraverso un circolo virtuoso. Emergenza climatica, crisi finanziaria, insostenibilità dell’attuale modello economico e infine lo sprint impresso da Obama alle politiche ambientali hanno finalmente fatto partire questo treno a tre vagoni. La notizia di oggi è che il primo grande Stato a poter arrivare all’ambita parità tra elettricità acquistata in rete ed elettricità prodotta dal solare sarà molto probabilmente l’Italia. Di questo almeno sono convinti i big dell’industria fotovoltaica. L’ottimistica valutazione è emersa nel corso della giornata di apertura dell’Italian Pv Summit, l’evento che affianca Solarexpo & Greeenbuilding, la grande fiera del solare in corso da oggi fino al 9 maggio a Verona. Chiamati a dire la loro, i massimi dirigenti di Q-Cells, Suntech, Rec Solar, First Solar e United Solar Ovonic, hanno pronosticato il primato italiano nell’arco di tempo che va dal 2010 al 2013. Nella peggiore delle ipotesi ben due anni prima delle stime fatte per la California. Perché l’Italia centri l’obiettivo è necessario però seguire una serie di passaggi chiave: un’ulteriore riduzione dei costi della tecnologia; miglioramenti dell’efficienza di celle e moduli; un tasso di crescita medio annuo del settore tra il 25 e il 30%. Tecnicamente questa tappa decisiva lungo il cammino della rivoluzione energetica viene chiamata “parity grid” e promette una più massiccia (per quanto graduale) diffusione del fotovoltaico grazie al venire meno della necessità di incentivi per risultare economicamente conveniente all’utente finale, specialmente per gli impianti residenziali. Insomma, parlando per metafore calcistiche, un ottimo pareggio che promette di farci passare al turno successivo. Per lo sviluppo e l’affermazione delle fonti rinnovabili lo snodo della grid parity come già detto è fondamentale. Il giorno in cui ottenere un kWh di elettricità da un pannello fotovoltaico costerà quanto acquistarlo dall’Enel molte cose cambieranno, iniziando ad imprimere un’accelerazione alla rivoluzione che iniziamo per il momento a vedere solo sottotraccia. Per questo vale la pena riportare il dibattito che alla Solar Expo di Verona ha fatto seguito alla posizione esposta sull’argomento dai rappresentanti delle principali industrie. Come già riportato in un post precedente, il punto di vista dell’industria sulle potenzialità italiane è estramemente ottimista: non solo saremo il primo grande mercato energetico a raggiungere la parity grid, ma lo faremo nel giro di pochi anni. Qualcuno, intervenendo su questo blog, ha maliziosamente suggerito che si tratta di una previsione interessata. In realtà, seppure con qualche distinguo e diverse “pre-condizioni”, si tratta di un’opinione condivisa da molti operatori del settore. Il sito Qualenergia riporta nel dettaglio una lunga carrellata di pareri che merita di essere letta per esteso. Per i più pigri riportiamo qui alcuni passaggi chiave. L’ottimismo. A incarnarlo è stato il direttore scientifico del Kyoto Club Gianni Silvestrini. Ecco uno stralcio del suo pensiero: ”La realtà di crescita del settore è andata molto più avanti di quanto ritenevamo, sia in termini di volumi sia in termini di riduzione dei prezzi. Sono convinto che l’Italia abbia le condizioni ideali per raggiungere presto la grid parity: alta insolazione specie nel sud e alte bollette elettriche. La riduzione delle tariffe incentivanti deve essere intelligente e rapida perché deve consentire alti volumi per i prossimi anni, cioè di 1200-1400 MW all’anno, e ciò non dovrà pesare in maniera insopportabile sulle bollette”. Il pragmatismo. A richiamarlo è stato il direttore scientifico di Solarexpo & Greenbuilding Luca Zingale, citando un rapporto della banca svizzera Sarasin che in tema di grid parity “parla del 2014-2015″ e di un’Italia “primo laboratorio mondiale”. La sorpresa. Infine le parole di Pierluigi Bersani, dimostratosi finora un ottimo tecnico, ma che non si era ancora espresso sul valore politico del solare. “Abbiamo davanti un’occasione storica per il nostro paese perché il fotovoltaico, ma anche tutta la partita dell’efficienza energetica per l’edilizia è sicuramente una carta formidabile per il nostro paese. In particolare il fotovoltaico è una fonte che ha una disponibilità di energia primaria ad altissima disponibilità; è una fonte democratica; una fonte che promette salti tecnologici e quindi interessanti obiettivi di politica industriale; una fonte che può essere incentivata con un meccanismo abbastanza agevole come è il conto energia”.

Repubblica.it